Pe(n)sare le parole

Quando ho ricevuto questa immagine ho subito pensato a quanto rifletta una parte importante della mia attività di formazione e ricerca personale/professionale. E questo da svariate prospettive:

  •  la mia passione per l’etimologia, ovvero andare alla fonte delle parole per carpirne  la loro origine e il loro significato profondo.
  • l’interesse per la comunicazione e efficace. Quel piccolo 7% (ovvero il peso della componente verbale nei processi comunicativi) che però può diventare decisivo se appunto “soppesato” in modo consapevole.

Partiamo dalla parola pensiero….

PENSIERO, ovvero la capacità di percepire le caratteristiche,  la consistenza, la validità di un qualsivoglia oggetto dell’attenzione. Non a caso viene dal latino “pesare”.

Interessante questo collegamento tra pensiero e percezione, non trovi?

Percepire in base all’oggetto stesso e al fine che può avere di per sè, se ne ha uno, non a ciò che qualcuno vuol fare con quel dato oggetto. Per questo c’è la il “ragionamento””

La “ragione” ha infatti il compito di porre domande di questo tipo:

che cosa fare, dire, scegliere?

dove?

quando?

come?

per odine o a causa di chi?

Compito del pensiero è invece porsi ed elaborare continuamente l’unica domanda possibile che gli sembri davvero decisiva:

perché?

(nel senso di “a che scopo?”)

Quindi un “perché” che non ha a che fare con la ricerca di cause, che invece è nel campo da gioco della razionalità e del ragionamento, bensì con la direzione da seguire, ovvero con il desiderio.

Già questo basterebbe a far apparire il pensiero come un’attività sospetta, agli occhi di qualsiasi rappresentante del “potere”, dal momento che

il “potere” esige obbedienza ed efficienza.

Il potere non vuole interlocutori che si fermino a pensare e riflettere più di tanto.

Riflettere, altra parola interessante…..

Immagina che la tua mente sia come una l’acqua di un pozzo, calmo e piatto: se ti ci specchi cosa vedi? Vedi il perfetto riflesso di te.

Ma se si alza il vento o se getti un sasso nell’acqua cosa succede?

Si creano delle onde che increspano l’acqua e non lasciano più vedere il riflesso in modo chiaro.

E’ esattamente quello che succede nella nostra mente disturbata e distratta da “parole Killer” che generano o amplificano paure, ansie e preoccupazioni. A volte finiamo quindi con l’essere così concentrati sul riflesso, sull’idea che abbiamo di noi che ci allontaniamo sempre più da chi siamo davvero fino a perdere il contatto profondo con noi stessi. E via via smettiamo di credere in noi stessi e di poter migliorare la nostra vita.

Quando invece l’acqua torna calma e piatta ecco di nuovo che possiamo tornare a  “riflettere” e riusciamo a vedere distintamente sia la nostra immagine sia ciò che c’è sul fondo.

Prendi consapevolezza se le parole che usi con gli altri e con te stesso (nel tuo dialogo interno) sono parole che, come un sasso o il vento, agitano la superficie dell’acqua o parole parole che favoriscono quiete e calma.

Le parole contano: imprimono una direzione alle cose, danno loro un significato.

Martin Luter King ha detto “I have a Dream” non “I have a plan” (anche se non c’è dubbio che avesse anche quello).

Perché fai quello che fai? Qual è il tuo sogno? 

Occupati con parole pe(n)sate del sogno e del “perché” è importante per te prima di tuffarti a capofitto in azioni e strategie.